Riscaldamento globale: vicini alla fase irreversibile

Categoria: Clima
Creato: 05 Marzo 2022

L'Ipcc, l'organismo delle Nazioni Unite che si occupa del cambiamento climatico, ci ha abituato a dati evidenti che ci hanno permesso di capire come stia irreversibilmente cambiando il nostro mondo. Nel secondo volume del sesto

rapporto di valutazione dell'Ipcc intitolato Climate Change 2022: Impacts, Adaptation and Vulnerability (Cambiamento climatico 2022, Impatti, Adattamento, Vulnerabilità) appena pubblicato, cambia però la prospettiva.

Lo studio è incentrato su come il riscaldamento globale inciderà sulla vita delle persone. Il testo mette in secondo piano i dati relativi all'innalzamento dei mari e all'aumento della temperatura per entrare nel dettaglio di come cambierà la società nei prossimi anni, prendendo in attenta considerazione quanto accade nelle città, dove ormai vive oltre la metà della popolazione umana.

Il report lancia un allarme: "Il cambiamento climatico sta modificando la Natura, la vita delle persone e le infrastrutture ovunque. I suoi impatti pericolosi e invasivi sono sempre più evidenti in ogni regione del mondo. Stanno ostacolando gli sforzi per andare incontro ai bisogni di base dell'umanità e stanno minacciando lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo".

E arriva alla conclusione che l'ampiezza degli effetti in corso è molto più grave rispetto a quanto stimato in precedenza, nonostante gli sforzi compiuti finora.

"Questo - ha sottolineato con parole dure il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres - è il rapporto più importante nella storia dell'Ipcc, quello che ci mette di fronte alle nostre responsabilità. La popolazione del Pianeta è colpita duramente e gli ecosistemi sono già adesso a un punto di non ritorno.

È dunque fondamentale rispettare il taglio delle emissioni del 45% entro il 2030 e arrivare al net zero entro il 2050. Non ha dunque più nessun senso finanziare i combustibili fossili, ogni altro atteggiamento è criminale. Ma più che rallentare i fossili è importante ora aumentare la produzione di energia verde, l'unica che assicura sicurezza energetica, accesso universale, posti di lavoro".

Il report evidenzia come si sta riducendo la nostra capacità di produrre cibo e fornire acqua potabile. Anche in un mondo con basse emissioni di anidride carbonica l'8% della terra coltivabile oggi diventerà inutilizzabile entro il 2100. E raggiungere l'1,5 °C di rialzo della temperatura farà crescere inevitabilmente i disastri ambientali.

Rischio globale e regionale per livelli crescenti di riscaldamento globale 

"Il rapporto esce in un momento molto critico. È in atto una guerra e nel periodo precedente sono prevalse logiche di difesa dei confini nazionali, geostrategie nazionalistiche. Qui invece gli scienziati guardano alla Terra come unica entità e lanciano il messaggio che solo la cooperazione riuscirà a risolvere i problemi globali. La visione è quella di una umanità fraterna che non agisce a scapito degli altri ma in modo interconnesso. Per la prima volta si mette in relazione il sistema geofisico e l'uomo mostrando una stretta dinamica di interazione.

Il dominio inanimato (gli oceani, le terre, l'atmosfera), quello animato (gli ecosistemi e gli organismi), noi: siano anelli della stessa rete. Nessuna soluzione è possibile se non vengono prese in considerazione queste tre componenti. E bisogna fare in fretta: se supereremo i limiti non ci sarà più niente da fare, si innescheranno punti di non ritorno.

Fin d'ora dobbiamo fare i conti con le potenziali situazioni peggiori, soprattutto quelle che possono manifestarsi a lunga scadenza. Guardare solo all'emergenza immediata è miope, bisogna andare oltre e pensare ad azioni di mitigazione e di adattamento strutturale", dice Antonello Pasini, fisico, climatologo del Cnr e docente di Fisica del clima all'Università Roma Tre.

Dal rischio climatico allo sviluppo resiliente al clima: clima, ecosistemi (inclusa la biodiversità) e società umana come sistemi accoppiati

Secondo il rapporto sono da prevedere in Europa importanti perdite delle produzioni agricole, che non verranno colmate dalle regioni più a Nord. L'irrigazione diventerà indispensabile, ma in realtà sarà limitata dalla disponibilità dell'acqua.

Rischi, danni economici e adattamento

"Questo report contiene capitoli dedicati a specifiche aree geografiche e copre tutto il globo individuando le criticità su scala locale. I meccanismi di adattamento di ogni regione sono diversi. Da questo derivano valutazioni economiche, stime della riduzione del prodotto interno lordo, costi e indicazioni sui danni.

Ci sono aspetti sulla produzione di cibo e sulle malattie. Vengono poi individuare le possibilità di adattarsi, a seconda del grado di riscaldamento e i rischi che non si possono evitare", precisa Piero Lionello, docente di Oceanografia e Fisica dell'atmosfera dell'Università del Salento, direttore del Med-Clivar Project e membro del Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), il focal point italiano dell'Ipcc.

"Le informazioni sugli effetti dell'aumento della temperatura per area erano già uscite nel primo volume del rapporto, dove per esempio si vedeva che l'area mediterranea tende a scaldarsi più della media, con una netta riduzione delle precipitazioni e un aumento dell'aridità.

Adesso, preso atto di questa realtà, si cercano di capire quali siano le reali conseguenze e quali siano le possibilità di adattarsi, conservando lo stato degli ecosistemi e preservando stie di vita e benessere. C'è dunque una maggiore attenzione a questi temi rispetto ai precedenti lavori", spiega Lionello.