• 24 Febbraio 2024 11:08

La Lanterna

Lanterna di Genova

Il vecchio faro, nel prossimo 2026 compirà 800 anni; mio padre, fosse ancora vivo, ne festeggerebbe 100 esatti. Lui, quando ancora lavorava, la osservava quotidianamente dalla finestra dell’ufficio: “… a mæ Lanterna” diceva.

Elucubrazioni a parte e tornando al soggetto di questo pezzo, il primo faro fu edificato nel 1326 e detiene un record tutt’ora imbattuto: con i suoi 77 metri è il faro più alto del Mediterraneo.

Già ma perché lanterna e non faro? Oltretutto è edificata in una porzione di costa denominata “Capo Faro” proprio perché dal 1128 era occupata da una torre faro di cui, però, non vi è nulla di documentato.

Recentemente, un comico genovese, ci ha pure ricamato una gag sulla “pochezza” genovese in riferimento alle cose; modestia auto-ispirata che mira principalmente a sminuire la sostanza di cittadini e città affinché tutto risulti umile e quindi poco soggetto a gabelle o tributi che siano, offrendosi sempre ad un’espressione sofferta, avvilita al limite del compatimento: “chi nù cianse nù tetta“! Per chi genovese non è, non sto qui a spiegarvela; fatevela tradurre da un autoctono.

Questo comico, per la cronaca Maurizio Lastrico, mentre si domandava come mai, una città chiusa e triste avesse sfornato tanti comici… vada per i cantautori, tutti mesti come il corteo funerario della “scuola genovese”: ma comici… ? ha tenuto a sottolineare che neanche per il simbolo della “Superba“, come Petrarca definì questa città, abbiamo cercato un minimo di ostentazione: non FARO di Genova ma lanterna.
La risposta è semplice, un annalista dell’epoca, Giorgio Stella (annalista con 2 n, non andate a cercarlo sul vocabolario online: [s. m. [der. di annali] (pl. -i). – Scrittore di annali.], asseriva su una lucerna alimentata ad olio di oliva (da non credere come un ligure potesse “bruciare” le amate e soprattutto costose öie):

…in quest’anno fu fatta grande lanterna sulla torre di Capo Faro affinché con le lampade in essa accese, nelle notti oscure, i naviganti conoscessero l’adito alla nostra città“.

Chiarito il quesito su suo appellativo, veniamo alla sostanza.

La costruzione ex novo di un faro fu dovuta all’impeto distruttivo dei Ghibellini che, nel 1318, durante la loro guerra contro i Guelfi, oltre che costringere Dante all’esilio vennero a romperci le uova nel paniere anche a noi, che di papi e svevi ci fregava poco, danneggiando le fondamente del vecchio faro che per la cronaca bruciava solo un economicissimo e pertanto gradito miscuglio di “brugo e brusca”, erica e ginestra.

Il Porto Antico nel 1100

Fu poi ricostruita ancora, come configurazione attuale, nel 1543 e a tutt’oggi così conservata.
I suoi numeri sono ben documentati su un sito web a Lei dedicato:

Il “lanternino“, alto 7,05 metri, svetta a 117 metri sul livello del mare e la sua luce è fornita da una lampada da 120 volts con una potenza di 1000 watts pari a 71.920 candele. La copertura luminosa raggiunge 50 chilometri. Il primo tronco della torre è alto 36 metri, il secondo tronco 33,95 metri. Per giungere alla prima terrazza panoramica si devono salire 172 gradini mentre tutta la scala, dalla base alla sommità, ne conta tanti quanti i giorni di un anno: 365!

Galleria Ghibellina

Sotto all’edificio vi è la galleria ghibellina (di questo parleremo in una prossima occasione perché Guelfi e Ghibellini erano, in realtà, ben radicati nella nostra città; in particolare nelle zone oggi appartenenti ai quartieri di Marassi e Quezzi). Questa galleria, deposito di ricambi ed attrezzature del faro, è stata oggi riconvertita a Museo della Lanterna e ospitante interessanti pezzi appartenenti al passato della Torre.

Dalle due terrazze si gode di una visuale unica, che spazia da Punta Chiappa, estrema propaggine del versante occidentale del monte di Portofino, passando sulla cinta muraria secentesca e la corona di forti alle sue spalle, oltre i 7 milioni di metri quadri occupati dal Porto di Genova con 22 chilometri di banchine, fino alle Alpi Marittime.

Quattro lapidi marmoree sono poste sui quattro lati, sopra la prima terrazza non visibili dalla città se non muniti di cannocchiale: “CHRISTVS REGNAT” recita quella a nord, “CHRISTVS IMPERAT” quella verso il levante, “CHRISTVS AB OMNI MALO DEFENDAT” quella verso il mare e “CHRISTVS VINCIT” quella verso ovest.

La lapide sul versante sud

Sono le stesse iscrizioni che Sisto V fece incidere sull’obelisco di Piazza San Pietro a Roma: Cristo è vincitore, Egli regna, Egli comanda, difenda Egli il Suo popolo da tutti i mali. E proprio su quest’ultima potremmo spendere un appunto.

Da buoni genovesi abbiamo risparmiato spazio e per far stare la lunga scritta nelle medesime misure degli altri tre marmi abbiamo troncato l’espressione del Papa e anche compresso parte della scritta trasformando la difesa da tutti i mali in un abominio… in realtà non è così. All’epoca era d’uso comporre scritte lapidarie in siffatta maniera ma oggi, nella cruda regressione espressiva a cui è sottoposta la nostra lingua per il barbaro invadere della locuzione anglosassone, anglofona chiamatela come volete aggiungendoci anche un po’ di ispanico e cinese q.b., ne abbiamo perso il corretto uso e l’effetto è quel che è.

O forse, il marmista e il suo committente ignoravano che proprio queste parole sono il frutto dell’Eucaristia e che esattamente in questa frase finale, il parafulmine divino si stende a Sua protezione sulla terra colpevole.

Chiuso il discorso più episcopale che esplicativo, torniamo alla nostra Lanterna.

Per oltre mezzo secolo separata dalla città a causa delle norme di sicurezza che impedivano ai non addetti ai lavori di accedervi: varco consentito quindi a Guardia Costiera, agenti portuali e dipendenti Enel della vicina centrale; è stata restituita ai genovesi nel 2001, con la costruzione di una lunga passeggiata che riprende il tracciato dell’antica strada di accesso che conduce al parco circostante e al faro.

I genovesi amano la loro Lanterna, da sempre; qualche tempo fa qualcuno propose un altro monumento al fine di sostituire questo edificio a simbolo della città perché ritenuto non coerente con… con che cosa sinceramente non lo sò. Questo qualcuno avrebbe voluto sostituirla con il bigo presente nell’area del Porto Antico: la risposta sia del volgo che del popolo erudito fu unanime: “…ma non diciamo belinate!“.

Se ancora non avete visitato la più alta torre-faro del Mediterraneo, trovate qualche ora di tempo per farlo, ne vale la pena, ve lo garantisco.